Il mito greco e la manutenzione dell’anima

"Così come l’universo sfugge all’intuizione, allo stesso modo trascende la logica. Quanto alla sua origine, all’inizio era la favola. E vi sarà sempre."

Paul Valéry

All’inizio dell’estate, durante una spedizione in libreria, mentre frugavo fra gli scaffali di Filosofia sono stata attratta da questo volume. Il titolo mi ha colpita: “Il mito greco e la manutenzione dell’anima”. Mi sono abbastanza familiari gli archetipi delle dee, soprattutto dopo la lettura di “Le dee dentro la donna” di J. S. Bolen; non ho alcuna difficoltà a riconoscere la persistenza del divino dentro di me, come dentro ogni persona. Amo la mitologia, che considero un meraviglioso modo per raccontare l’energia che muove il mondo e i suoi destini. Per questo, un titolo del genere mi ha affascinata, e mi è bastato dare una scorsa all’indice per convincermi ad acquistarlo.

Ho fatto molto bene, perché credo di poter dire che questo libro di Giuseppe Conte – lo scrittore ligure – sia il più bello fra quelli di non-fiction che ho letto quest’anno. È stato il mio compagno di molte colazioni lente in terrazza, durante le quali sorseggiavo il mio tè leggendo e lasciando vagare il pensiero fra i territori antichi, le gesta eroiche e le mille connessioni suscitate dalla lettura.

Mi sono lasciata trasportare dalla scrittura fluida, scorrevolissima, poetica  ed evocativa dell’autore e il viaggio in cui mi ha condotta mi è piaciuto immensamente, mi ha entusiasmata, riempita di ispirazioni; mi ha fatto pensare molto, sognare altrettanto e mi ha anche emozionata e commossa – soprattutto la parte conclusiva, il “vademecum per una manutenzione quotidiana”. 

Definire “Il mito greco e la manutenzione dell’anima” un libro di mitologia è riduttivo: in questo volume le figure del mito sono assimilate ai moti dell’anima umana, alle energie che la muovono, le si agitano dentro, la abitano; energie che possono essere attive oppure dormienti, ma in ogni caso sono sempre presenti e vive. A tutti i movimenti umani, scrive l’autore, il mito greco dà il nome di dee e dei, di eroine ed eroi, e anche di mostri, talvolta. E quindi, riscoprire le storie, i miti e i simboli è un modo per entrare in contatto con l’anima – la psiché: e ti voglio ricordare che in greco antico questa parola indica sì l’anima, ma anche la farfalla, il soffio vitale, il respiro divino. 

Anche in italiano, la parola “anima” deriva dal greco ànemos, ovvero soffio, vento, ma anche passione, sconvolgimento dei sensi: è lo spirito vitale originario, che ci connette con la natura e tutto ciò che è. “L’anima soffia nell’erba, negli alberi, nei fiumi, nelle nuvole, nella pioggia, negli animali del mare, del cielo e della terra, e in noi”. Noi che siamo comunque animali: animati dallo stesso soffio dell’universo, che è il filo dorato che ci connette al mito, di diverso dagli altri animali abbiamo il linguaggio, che, questo mito, ci permette di raccontarlo

"Il mito greco non insegna. Non prescrive. Non legifera. Il mito greco danza. Descrive. Racconta."

Giuseppe Conte

E l’anima, con i suoi moti – quelli che Dante chiama “i movimenti umani” – è la protagonista di questo libro, che la esplora proprio attraverso la lente dei miti greci. In generale le religioni politeistiche si prestano a descrivere le vicende delle anime umane, perché se nei monoteismi il divino è distante, separato dal mondo, detta la legge e domina la natura, nel politeismo, e in quello greco in particolare, il divino è allo stesso tempo un’incarnazione della natura e del sentire dell’anima umana. Per questo, assaporare i miti, rileggerli con un’ottica nuova, diversa da quella che ci hanno insegnato a scuola, e portarli nel nostro quotidiano, è una forma di manutenzione dell’anima. Ci fa stare bene, perché ciascuno di noi può trovare dentro di sé il proprio Mito, la propria Storia, i passi della danza della propria anima. Ci fa sentire parte di un tutto più grande, perché alla fine quei miti siamo noi.

Figure del mito per ventiquattro movimenti umani

Tutta la seconda parte del libro, che è la più corposa, è un’esplorazione di ventiquattro sentimenti comuni a ogni essere umano, raccontati con la voce dei miti che li riguardano. Si comincia con l’amore, che è l’origine di ogni cosa, ma che può essere anche distruttivo: questo movimento umano è narrato da Afrodite, ma anche da Eros, Narciso, Pasifae, Fedra, Elena. Segue un altro tipo di amore, quello proprio della dea Estìa, di cui a scuola non si parla quasi mai: l’amore per la propria casa e per il suo cuore, il focolare, simbolo dell’elemento che ha contribuito più di tutti all’evoluzione dell’uomo e alla sua civilizzazione. Poi è la volta del potere e del dominio, incarnato dalla divina coppia regale Zeus ed Era, ma anche dal tiranno Agamennone; si continua con Atena, spirito della saggezza e del coraggio, la selvatichezza di Artemide, la ricercatezza di Apollo… 

Ci sono tutti, o quasi, le dee e gli dei, le eroine e gli eroi dell’epica greca. Per chi, come me, li ha studiati al Classico, è come reincontrare dei vecchi amici, ma con un volto più “simpatico”, nel senso etimologico del termine: delle figure con cui si può condividere (syn vuol dire “insieme”) un’emozione (pathos). 

Gli archetipi escono dal mito, smettono i panni di simbolo e diventano umani, umanissimi. Possiamo riconoscerci in ciascuno di loro, o riconoscere i nostri amici e le persone che frequentiamo. Sì, restano divinità ed eroi, ma leggendo in questo libro le loro storie è come se ci specchiassimo in uno specchio che riflette in primo piano la nostra anima e, alle nostre spalle, il paesaggio del mito. 

La manutenzione dell’anima

La terza parte del libro è una lunga riflessione su come possiamo sfruttare l’energia dei miti per la manutenzione della nostra anima. Lo scopo di guardare dentro noi stessi usando la lente della mitologia, dice l’autore, è “riappropriarsi della libertà interiore, dell’autoconsapevolezza dei propri sogni, della dignità del proprio corpo, della portata creante dell’amore: in definitiva, della vita contro la morte”.

Mi sembra non solo un obiettivo bellissimo ed altissimo, ma forse l’unico per cui valga la pena. 

Vademecum per una manutenzione quotidiana

Infine, il libro si chiude con un prezioso e ispirante zibaldone di massime, pensieri sparsi ed esortazioni, divise per il Mattino, il Mezzogiorno, la Sera, la Notte. Una sorta di Manifesto per l’anima, perché possa vivere con pienezza e assaporare la meraviglia di ogni giorno, giorno per giorno. Per “abituarsi a vedere nella natura (e in te in quanto natura) le tracce incancellabili del divino”. 

Quanta verità e quanta bellezza, non trovi?

Spero di averti trasmesso una buona dose di curiosità verso “Il mito greco e la manutenzione dell’anima”; se l’hai letto o hai intenzione di farlo raccontamelo in un commento! E se hai voglia di leggere altri libri insieme a me, ti invito a scoprire i miei percorsi di libroterapia umanistica

Buona lettura!

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